DEMOCRAZIA

 

Il sistema Democratico è il sistema di governo perfetto? Sicuramente no. Però è quello che più si avvicina alle istanze della gente.


I primi esempi di governo democratico ci arrivano dalla Grecia antica. Ma si trattava di una forma di Democrazia Diretta, sicuramente non realizzabile oggigiorno. Siamo in troppi, e quindi siamo costretti a forme di Democrazia Delegata o indiretta, che ci evidenzia ulteriori mancanze insite nel sistema democratico.


Ma il primo “peccato” del governo democratico sta proprio nel suo “uno vale uno”; e mi pare chiarissimo che equiparare il voto di un genio come, per esempio, Leonardo da Vinci a quello di un individuo poco capace come, ad esempio l’ex ministro Toninelli  sia già un indice di forte pericolosità.


La seconda criticità è poi quella rappresentata dalla succitata “delega”; in quanto il Delegato, una volta ricevuta questa “delega in bianco”, può fare quello che meglio gli aggrada per tutto il tempo in cui si svolgerà la Legislatura.


Anche disattendendo le aspettative dei suoi elettori.


Certamente non verrà mai a chiedere al delegante quello che pensa. Sa già lui!


E certamente non si farà scrupolo neanche di sopperire o meno alle esigenze di chi lo ha votato. Purtroppo l’unica barriera a non tradire il vincolo di mandato è rappresentata dalla leva morale; ma di questi tempi….


E allora, come fare affinché il delegato cerchi di agire secondo il mandato ricevuto?


Secondo me, si può controllare il delegato solo grazie al fattore temporale.


Cerco di spiegarmi meglio.


Se il Delegato, sia egli un Parlamentare o un Assessore o Consigliere a qualunque livello dell’apparato di governo politico/amministrativo dello Stato, sa che per un lustro (salvo sorprese) avrà “carta bianca”, evidentemente comincia a pensare all’oggi e alle sue esigenze odierne. Fra cinque anni, si vedrà. Magari cambia il mondo…


Ma, allora, perché questo mandato quinquennale? La scusa accampata è che si tratti di un periodo temporale “minimo” per realizzare gli obiettivi dei suoi elettori. Tutto falso. Forse poteva esserci qualche giustificazione in più nelle epoche passate, quando i tempi di esecuzione dei provvedimenti, per mancanza di capacità tecnologiche, potevano protrarsi per periodi più dilatati. Ma attualmente questa scusa non regge più. Se si vuole, i provvedimenti e le opere anche più importanti si possono realizzare in tempi brevissimi. Di conseguenza i tempi di mandato elettorale non necessitano più di essere particolarmente dilatati.


Questa è ormai soltanto più una scusa per non fare le cose che magari non interessano al momento, o, ancor peggio, per nascondere la propria incapacità realizzativa. E continuare a incassare lo “stipendio”.


Il fatto di potersi tranquillamente infischiare del mandato ricevuto per 5 anni è una grave carenza del sistema democratico Italiano.


E allora, come poter meglio controllare e approvare o meno l’operato di chi si è delegato?


La soluzione, secondo me, è abbastanza semplice: accorciare i tempi del mandato.


Per essere più chiari, secondo me un mandato triennale sarebbe certamente sufficiente; e farebbe si che il delegato si sentisse un po’ meno esentato dall’ottemperare ai suoi impegni elettorali.


Tre anni passano molto più in fretta, e il politico in questione dovrebbe darsi immediatamente da farsi per realizzare qualcosa, a scapito di non essere più rieletto dopo il triennio.


Si sentirebbe quindi molto più “vulnerabile” e impegnato.


Nel contempo, l’elettore, che si accorgesse di aver mal riposto la sua fiducia, potrebbe rimediarvi dopo soli tre anni, e non aspettare in sofferenza per cinque.


Parimenti, se il mandato elettorale fosse ridotto a tre anni, mi parrebbe opportuno anche ridimensionare il periodo in carica del Presidente della Repubblica, riducendolo da 7 anni a 4 anni, perfettamente in linea con il rinnovo più ravvicinato del Parlamento.


Sono solo idee strampalate, oppure queste proposte servirebbero a migliorare l’efficienza dei Governanti?


Io ci credo.


Certamente qui entra in gioco la Costituzione, e per effettuare modifiche di carattere costituzionale la cosa non è così semplice.


Anche e soprattutto perché per i parlamentari in carica si tratterebbe un po’ di darsi “la zappa sui piedi”, limitando temporalmente le loro prerogative.


Ma qui si tratta di onestà intellettuale, e per cambiare la Costituzione esistono anche i Referendum.


In più, della ormai inaccettabile lunghezza di governo, magari ci sarebbe anche qualche politico che sarebbe contento di vederla ridotta.


Se, in qualche modo, si è riusciti a ridurre il numero dei Deputati e dei Senatori, forse possiamo ancora credere in questo novello miracolo, che, penso, sarebbe utile a tutta la popolazione.


Spes ultima dea….