2012 CHE BELLA PRIMAVERA!
Tutti i giorni i mezzi di informazione dedicano buon spazio alle vicende della Borsa Valori.
Che affossa sempre di più.
I diversi intervistatori e intervistati, a proposito di questa crisi finanziaria adducono le motivazioni più fantasiose: la crisi del Governo Italiano; la Guerra in Afganistan o in Siria; la crisi della Grecia; ecc. , ecc.; tra le ultime “drolerie” il deficit degli U.S.A.
E poi ancora… l’articolo 18!
Tutte stupidaggini.
La verità ha un nome solo: la speculazione finanziaria. Denaro facile che cambia velocemente di tasca, arricchendo alcuni e impoverendo altri.
Ma è tutto un gioco, anche se estremamente pericoloso, che potrebbe, a lungo andare, coinvolgere anche le persone “normali”, che vorrebbero solo impiegare i loro risparmi con un minimo di tutela, in modo da non farsi rapinare dai soliti furbi.
Intanto, per ritornare ai mezzi di informazione, già gli stessi ci mettono in apprensione, anche confondendoci le idee: per esempio parlando come se si trattasse della stessa cosa sia di Azioni che di BTP.
Infatti, come si può accomunare la criticità del Mercato Azionario allo “spread” cioè al differenziale di tasso tra i BTP italiani e le Obbligazioni Tedesche? Sono due cose che si trovano agli antipodi:
- I BTP sono titoli obbligazionari a reddito fisso, cioè a interesse prestabilito, emessi dallo Stato, che alla scadenza verranno rimborsati al loro valore nominale, quindi senza alcuna perdita dovuta al fluttuare di mercato. Si tratta di una questione che riguarda direttamente lo Stato e i Risparmiatori. Non c’entra praticamente la speculazione del mercato azionario. E’ una speculazione diversa. In questo momento, tra l’altro, il tasso di interesse dei BTP italiani è particolarmente elevato e, di conseguenza, più appetibile, ad esempio, di quelli tedeschi. Solo perché l’Italia è un paese “più a rischio”: ma quale rischio! Se diventa insolvibile lo Stato Italiano nessuno pensi che si possa salvare la Germania! Ma tutti i “Grandi Investitori” fanno i “furbi”. Facciamo un esempio che “potrebbe essere”: il Governo Tedesco emette i suoi titoli obbligazionari al tasso del 2%; ne emette più di quello che serve; poi, con la liquidità in più compra dei BTP Italiani al tasso del 5%. Risultato: ci guadagna un bel 3%, e in più fa la bella figura di aver “salvato” la Finanza dello Stato Italiano. Possibile che il Ministero delle Finanze non riesca a trovare qualcuno, magari uno Stato (es. la Cina), che sia disposto a prestarci i soldi a un prezzo più equo? Naturalmente con qualche contropartita sinergica.
- Le Azioni, invece, seguono le regole del Mercato, esattamente come se si trattasse di patate o pomodori; con la differenza che gli ortaggi sono deperibili, e le azioni no. Chi compera azioni di società importanti, che producono reddito e di interesse nevralgico per l’economia dello Stato, possono tranquillamente tenere i loro titoli nel cassetto, incassando annualmente i dividendi distribuiti dalle società. Certo che se si volessero vendere le azioni in un momento di ribasso del mercato ci sarebbe da perderci notevolmente: e qui sta l’inghippo.
L’azionista è un comproprietario della società di cui detiene le azioni. Domanda: nelle attività industriali, i proprietari di aziende le vendono e le comprano a ogni levar del sole? Non mi pare proprio, se credono nella bontà della loro industria. E così dovrebbero fare i proprietari di quote azionarie di società: anche se detentori solo di piccolissime frazioni delle dette società.
Ci sono però delle situazioni particolari in cui l’azionista deve monetizzare le sue proprietà:
Sostanzialmente quando l’azionista “ha fatto il passo più lungo della gamba” o, molto più frequentemente, quando, per svariati motivi, si trovi nella necessità di monetizzare, render liquido, il suo patrimonio.
Si tratta di portare sul mercato le proprie Azioni per venderle, con la speranza di incontrare un altro soggetto che voglia investire delle sue disponibilità liquide.
Si tratta comunque di due soggetti che operano sul mercato reale: Uno possiede effettivamente delle Azioni, che vuole vendere, e l’Altro che possiede realmente dei soldi che vuole impegnare. Naturalmente, la sede consona per la contrattazione è la Borsa Valori.
Ma, oggi, come oggi, è proprio questo che accade in Borsa?
Purtroppo la maggioranza delle transazioni è a scopo puramente speculativo.
Si “gioca in Borsa”. E’ tutto un gioco: ad alto rischio e che, indirettamente coinvolge anche i risparmiatori “sani”.
Possiamo tranquillamente affermare che la Borsa sia in mano a speculatori, nelle loro fattispecie più disparate. Loro, vivono e guadagnano da questa nuova e, spesso, molto redditizia attività, approfittando dei poveri risparmiatori, che vorrebbero nella Borsa uno strumento e delle regole molto meno piratesche.
E, dobbiamo ammetterlo, molti speculatori sono stati capaci di inventarsi strumenti di “raggiro” fortemente sofisticati. In gergo, potremmo definire questi strumenti pirateschi come i “Derivati”: vere e proprie scommesse finanziarie, da cui consiglio di stare molto alla larga, se si vogliono dormire sonni tranquilli (nonostante gli stessi possano anche produrre redditi rilevanti….se si è fortunati).
Ma prima ancora di questo variegato universo di modelli ad alto rischio, che non andremo a esaminare, c’è da sempre uno strumento molto diffuso di contrattazione borsistica, permesso dalla legislazione dei diversi paesi, e che attualmente sta rivelando i suoi lati peggiori.
Le Operazioni “Allo Scoperto”.
Per semplificare, le contrattazioni borsistiche avvengono tutti i giorni, ma “la data di regolamento” degli scambi, ovvero il perfezionamento dei contratti, con l’effettiva cessione dei titoli e il loro pagamento alla controparte, avviene solo a una precisa scadenza del mese borsistico: per cui, nel frattempo un operatore/venditore può già aver venduto i suoi titoli… senza averli effettivamente nelle sue disponibilità; mentre l’acquirente avrà tutto il tempo di procurarsi le liquidità per il pagamento prima del giorno di Liquidazione.
Va da sé, tanto per fare un esempio, che se io Venditore ho venduto dei titoli che ancora non ho, spero di poterli acquistare prima della data di regolamento…. a un prezzo più basso di quello a cui li ho già venduti, e realizzando così un differenziale di utile, senza colpo ferire. Quindi spererò che le quotazioni di Borsa siano in calo; e per far questo cercherò di rapinare chi, per diversi motivi, si trovi in necessità di vendere: è una legge di mercato! Nel contempo, l’Acquirente, che ha comperato i titoli a prezzo alto, sperando in un rialzo di valore, dato che probabilmente non ha materialmente le risorse finanziarie per pagare quanto acquistato, sarà costretto a vendere, a qualunque prezzo, per disporre di quanto gli necessita per la regolazione dell’acquisto. Ecco che si innesca la spirale discendente, che porta a un rapido quanto perverso calo del listino di Borsa.
E’ evidente che in questo meccanismo di speculazione l’unico faro di riferimento è il guadagno dell’operatore di borsa: che se ne frega della guerra in Afganistan o della disoccupazione giovanile; conta solo, mi pare giusto, il suo potenziale guadagno a più o meno alto rischio… perché, poi non sempre le cose vanno come si vuole: magari c’è qualcuno che, operando su altri modelli speculativi, si pone diversi obiettivi… e, allora, ecco i crack finanziari che hanno anche coinvolto diverse banche internazionali di prima grandezza.
E a perderci sono sempre i risparmiatori! Che, tra l’altro, non sono neanche in grado di capire quello che succede davvero con i titoli azionari da loro posseduti.
C’è modo di scongiurare certe catastrofi? Io penso che si potrebbe perlomeno arginare e contenere in parte questo “gioco al massacro”.
Eliminare tutti i prodotti della fantasia speculativa dell’homo sapiens penso sia più difficile che tagliare tutte le teste dell’Idra.
Ma almeno per quanto riguarda il fenomeno di acquisto e vendita allo scoperto si potrebbe fare qualcosa.
Bisogna che a livello legislativo si vietino queste vendite e acquisti allo scoperto: se non hai realmente i titoli, non puoi venderli.
Naturalmente, è facilmente intuibile, non può essere solo lo Stato italiano o qualunque altro Stato europeo a disporre da solo in tal senso: ci vorrebbe una legislazione appropriata a livello europeo. Non è difficile. Bastano poche parole:”Sono vietate le vendite e gli acquisti allo scoperto”.
Possibile che tutti i nostri Soloni europei non ci arrivino? Loro stanno pensando a “tassare le transazioni finanziarie” dal che deriva che si arricchiranno solo le Banche e l’Erario dei diversi Stati.
Non è così che si può riconquistare la credibilità della Borsa …. e quindi attirare nuovi investitori.
Non è così che si fanno gli interessi dei cittadini europei.
A pagare, per disinteresse dei Governanti (o per loro inconfessabili disegni) saranno sempre gli onesti. Gli speculatori, per mal che vada, non pagheranno i loro debiti.
La crisi che attanaglia il povero cittadino presto comincerà anche a lambire le rendite dei Governanti. E anche per loro vale il detto: “chi è causa del suo mal … pianga se stesso”. Non l’hanno ancora capito che fregando il semplice cittadino, a poco a poco si impoveriranno anche loro?
Se si vuole rendere forte uno Stato, bisogna anche passare dal risanamento e dalla moralizzazione della Borsa.
Morale: dato che non si sa più dove mettere i proprii risparmi, investiamoli in quote societarie “vere”, magari in qualche stato dove la tassazione delle rendite economico-finanziarie sia bassa, e mandiamo al diavolo questa economia nazionale che non tutela il cittadino risparmiatore.
Tanto: perso per perso…., si salvi chi può.
Altro che pagare le Tasse!