Ci Vuole Tanto?

 


Martedì 26 novembre 2013, Lilli Gruber ha ospitato nella sua trasmissione “Otto e Mezzo” un magistrato: Nicola Gratteri.

Questo signore vive da quattro anni sotto scorta: Lui dice che questa privazione della libertà personale è un grande sacrificio. Lo possiamo immaginare. Però dice anche che questa privazione di libertà in effetti lo fa sentire più libero, in quanto lo libera dalle varie zavorre del compromesso.

Pensiero a cui mi inchino. Questo vuol dire avere dei principi!

Il Magistrato, come tutte le persone di questo mondo,ha opinioni sue su molti argomenti: qualche volta condivisibili, qualche volta meno. Non è di questo che voglio argomentare.

Mi interessa invece sottolineare due suoi pensieri, che da soli ci toglierebbero, tutti, da una serie di pesanti affanni. Due pensieri che potrebbero in un baleno trasformarsi in leggi dello Stato Italiano.

 Il Primo riguarda la Prescrizione nei processi giudiziari: Lui dice: perché non ne prevediamo l’interruzione dopo la sentenza di primo grado? Questo semplice fatto farebbe diminuire del 60% il numero di ricorsi in processi di Appello e ricorsi in Cassazione. Lo sappiamo tutti che molti condannati in primo grado, spendendo fior di quattrini, cercano di allungare i tempi processuali con ulteriori gradi di giudizio solo per superare i tempi della Prescrizione. E questo è veramente molto lontano dalla Giustizia. La sentenza di primo grado è una sentenza! E allora, caro condannato, comincia a scontarla. Poi, se non ne fossi soddisfatto, potrai sempre ricorrere in appello: considerando evidentemente che i tempi di appello a questo punto sarebbero ridotti, perché in appello ricorrerebbe solo chi ha fondati motivi di veder riscritta la sentenza, e non “tutti”, solo per arrivare alla Prescrizione. Certo che qualche avvocato si vedrebbe diminuire notevolmente il lavoro….e le relative parcelle.

 Il Secondo riguarda il sovraffollamento delle carceri. Ormai siamo in tanti a essere convinti che per risolvere questo problema la soluzione non sia quella di costruire nuove carceri, ma di fare accordi con una serie di Paesi: Tunisia, Marocco, Libia, Albania, Romania etc. affinché i detenuti in Italia della loro etnia scontino la loro pena detentiva nel loro Paese di origine. Naturalmente questi paesi dovrebbero trattare i detenuti in provenienza dall’Italia secondo regole umanitarie da concordare: non vorremmo certo che venissero frustati a sangue…anche se questo trattamento a volte potrebbe servire. In più, questi Paesi riceverebbero un appannaggio da parte dello Stato Italiano che a loro farebbe sicuramente piacere; e farebbe piacere anche a noi, perché il costo per ogni detenuto che noi sopportiamo in Italia è sicuramente superiore a quanto concordabile con questi Paesi Collaborativi. Ne avremmo quindi anche un beneficio economico. Per altro aspetto, vantaggio addizionale, noi finalmente non saremmo più tediati dai soliti digiuni di Pannella.

Domanda: ci vuole davvero tanto?