Non sono utilizzati nella grafia di Pont, due “grafi” di buon utilizzo invece nelle nostre vallate alpine:
h inserita nei vocaboli non come di uso corrente nella lingua italiana, ma per una
pronuncia sincopata del vocabolo es. fehta (festa); htùa (stufa); menehtra (minestra)
tch sfuma un suono proprio, particolare di tutto l’arco alpino, e che si può ricondurre
indicativamente a una “c” o “tc” dolce es. tchanson (=canzone in dialetto valsoanino);
Tchavaniss (nome proprio di un alpeggio locale); tchantel (castello)
E ancora:
oe riproduce all'incirca il suono di eu pronunciando la “eu” come già sopra indicato (es. peu).
Il grafo può poi esser seguito da una “n”, come in gnoen = non, oppure anche da altri vocaboli come
“oei”: per esempio: pioeira = piangere: per esempio: pioeira gnoen = non piangere
Y La lettera Y non è in uso nella nostra grafia, anche perché si tratterebbe di una ”i” doppia, per la cui fonia viene usato: IJ , in quanto più dolce e più prolungato, mentre in suono della Y dovrebbe essere “duro”, quasi accentato. Nel passato, se ne si trova però l’impiego in alcune parole, normalmente nomi “proprii”. Per esempio a Pont lo troviamo impiegato nel nome Pary ( borgata di Pont), o a Campiglia, in alcune scritte, tipo Tchampiy (scritta sul liquore genepì, per altro molto buono). In questo caso si tratterebbe addirittura di tre “i” di seguito. Ma anche per Campiglia la finale dovrebbe essere dolce e non dura/accentata. Si tratta sostanzialmente di un impiego “espedientistico”, da non seguire.